VENEZUELA: RISCHIO LEGITTIMAZIONE USO DELLA FORZA E RITORNO ALL’IMPERIALISMO
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- 5 gen
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Di Damiano Gurrieri

L’invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti dimostra, ancora una volta, quanto la patina della parola democrazia, impressa su tutti i paesi “amici”, sia un ridicolo orpello, utile soltanto come lasciapassare per giustificare qualsiasi azione. Indubbiamente il popolo venezuelano ha sofferto molto negli ultimi anni e, tra le cause di questa sofferenza, non si può dimenticare l’embargo imposto dagli Stati Uniti stessi. Va inoltre ricordato che Washington tentò già nel 2002 un golpe per destituire Hugo Chávez, presidente democraticamente eletto. Non basterebbero migliaia di pagine per elencare e analizzare le dittature sostenute dagli USA in America Latina: da Pinochet in Cile alle giunte militari in Argentina, Brasile e Uruguay, passando per Stroessner in Paraguay e il regime in Guatemala. In questo contesto appare dunque evidente che non sia il carattere istituzionale dei governi a determinare l’intervento delle diverse amministrazioni statunitensi nei paesi del loro “estero vicino”, bensì il grado di amicizia, fedeltà e obbedienza a Washington. L’operazione del 3 gennaio 2026 rappresenta l’ennesima conferma di questa logica. Il governo di Maduro non ha mai brillato né per efficacia né per apertura democratica e, se – come sembrava – una larga parte del popolo venezuelano chiedeva un cambiamento di direzione, sarebbe stato assolutamente legittimo che questo avvenisse. L’invasione militare di un paese straniero, qualunque governo esso abbia, configura però una chiara violazione del diritto internazionale se non autorizzata da deliberazioni dell’ONU. In questo caso, non solo tale autorizzazione non è mai arrivata, ma non è stata neppure richiesta. A ciò si aggiunge la totale mancata consultazione dei cosiddetti alleati, tra cui l’Italia, ormai sempre più appiattiti sulle posizioni nordamericane, anche quando queste risultano apertamente indifendibili. La pericolosa e sempreverde linea di Washington rischia così di legittimare nuove aggressioni, basate sulla violazione delle stesse norme che gli Stati Uniti dichiarano di voler difendere. In questo senso, diventa difficile puntare il dito contro altre potenze che decidessero di replicare lo stesso schema, seppur in contesti geografici e politici differenti. L’obiettivo dell’operazione, del resto, è stato ammesso apertamente dallo stesso presidente Trump: le risorse petrolifere del Venezuela, di fatto consegnate ai cartelli dell’energia fossile statunitensi. Non a caso, Trump ha affermato senza esitazioni che gli USA guideranno il paese per interposta persona, fino a quando lo riterranno opportuno. La tradizione imperialista, quando non riesce ad affermarsi attraverso strumenti di coercizione immateriale, si prepara alla guerra senza frontiere per ristabilire quello che qualcuno, illudendosi, credeva fosse il “corretto ordine mondiale”. La verità che emerge da questa operazione è una sola: nessuno può opporsi alla volontà degli Stati Uniti se non dispone delle capacità militari per resistervi. In questo senso, la corsa globale al riarmo trova un’ulteriore e pericolosa giustificazione, qualunque sia il posizionamento internazionale dei singoli paesi. Per ristabilire un ordine fondato sul dialogo e sulla cooperazione è necessario un grande movimento popolare, capace di impedire il furto della sovranità e delle risorse di ogni paese. Occorre rafforzare e sostenere questo movimento, già presente in ampi settori dell’opinione pubblica, e contrastare ogni forma di ingerenza estera, da qualunque potenza provenga, Stati Uniti compresi.







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